EVENTI & NEWS

Il nostro B&B ospiterà
GRATUITAMENTE
artisti JAZZ


IL PROGRAMMA
Il Jazzit Fest è un evento itinerante costruito attorno alla ‘Residenza Creativa’ di circa trecento musicisti e addetti ai lavori provenienti da tutto il mondo che si danno appuntamento – in modo spontaneo e a titolo di volontariato – per incontrarsi, conoscersi, esibirsi, ispirarsi, produrre e comporre nuova musica, trasformando il paese in un luogo di sperimentazione artistica. Nell’arco di tre giorni andrà in scena un programma gratuito di oltre cento concerti, conferenze, seminari, registrazioni discografiche e laboratori di musica per l’infanzia, per i diversamente abili e per la terza età.

 

LA COMUNITÀ OSPITANTE
In occasione del Jazzit Fest la comunità locale diventa protagonista dell’accoglienza e del ristoro dei musicisti ed è coinvolta in un percorso di ‘accensione civica’: gli abitanti sono invitati a sottoscrivere un impegno di volontariato attraverso la ‘Banca del Tempo’ e sono guidati a sperimentare un’esperienza di cittadinanza attiva, partecipazione, impegno, educazione civica e cooperazione destinata a stimolare un rinnovato sentimento di comunità. Il Jazzit Fest incoraggia così le persone al coinvolgimento attivo per dare il meglio di sé nell’organizzazione, nella produzione e nella comunicazione dell’evento, al fine di risvegliare una nuova passione civile e sollecitare la nascita di nuove relazioni sociali.

 

LA COMUNITÀ DI VOLONTARI, MECENATI E FILANTROPI
ll Jazzit Fest si distingue perché stimola un desiderio virtuoso di cooperazione, volontariato attivo, filantropia e mecenatismo attorno alla musica, all’arte e alla creatività, secondo i princìpi dell’economia collaborativa e dell’economia civile: e ogni anno riusciamo a creare una catena di valore grazie a una comunità di musicisti, abitanti, volontari, tecnici, professionisti e società private che mettono a disposizione tempo, risorse, beni, professionalità, strumenti, idee e servizi, dimostrando in modo empirico come la cultura sia lo strumento migliore per ricostruire il nostro Paese e che il futuro sia un atto di responsabilità collettiva.

 

Scopri di più su: http://www.jazzitfest.it

 

sabato, 25 novembre 2017

Aperitivo serale d’eccellenza + visita guidata esclusiva alle catacombe più affascinanti del sud Italia.

Dopo il grande successo dell’estate, a grande richiesta continua l’AperiVisita alle Catacombe di San Gennaro, il tour serale che ti permette di scoprire uno dei luoghi sotterrerei più suggestivi del mondo.

Una discesa nella bellezza del mistero, arricchita da un momento gourmet offerto da Birra KBirr, produttori della birra artigianale napoletana dedicata a San Gennaro e dalle eccellenze del Rione Sanità.

Durata 1h
Costo €12
Posti limitati disponibili su prenotazione: 0817443714 – prenotazioni@catacombedinapoli.it

Buona visita!

DATE IN PROGRAMA:
Sabati di Novembre 25, ore 20 e 21
Sabati di Dicembre 2 – 9 – 23 – 30, ore 20 e 21

 

 

Dal 28 ottobre 2018 una grande mostra, moderna e interattiva, nelle sale di Castel dell’Ovo.

Dopo la straordinaria mostra dedicata lo scorso anno a Totò, Napoli rende omaggio a una famiglia che ha fatto non solo la storia della città – ma anche dell’intero Paese e del Teatro – con la grande esposizione “I De Filippo, il mestiere va in scena”, in programma a Castel dell’Ovo dal 28 ottobre 2018 al 24 marzo 2019.

La mostra, in anteprima mondiale, è stata fortemente voluta dalla famiglie De Filippo ed è curata da Carolina Rosi, Tommaso De Filippo e Alessandro Nicosia, presidente di C.O.R. (Creare Organizzare Realizzare) ed è promossa dal Comune di Napoli.

L’allestimento si propone come un dialogo continuo tra i De Filippo e il pubblico. “La mostra è concepita per far vivere, in prima persona, al visitatore-spettatore lo stesso rapporto stretto, familiare, che ho avuto io con il mondo dello spettacolo, con il teatro e con i personaggi che ne fanno parte, diventa un luogo dove una famiglia viene raccontata alle famiglie” – spiega Tommaso De Filippo, figlio di Luca presentando la mostra.

Sarà, infatti, una mostra “moderna, interattiva, non statica” in cui Eduardo e Luca De Filippo presenteranno e racconteranno la famiglia, da Vincenzo e Mario Scarpetta, a Titina, a Peppino e a Luigi De Filippo.

Su una superficie di 1800 metri quadri, saranno esposti scenografie originali, oltre 70 costumi originali e oggetti di scena, foto, video, manoscritti e dattiloscritti, manifesti, locandine, copioni.

Un lavoro di ricerca e di recupero portato avanti in oltre un anno da Tommaso De Filippo, figlio di Luca, che ha parlato di questo progetto come “di un percorso importante ed emozionante, che mi ha dato la possibilità di scoprire aspetti di famiglia che non conoscevo e che mi ha dato l’opportunità di riavviare rapporti con familiari di cui si erano un po’ perse le tracce”.

TEATRO. NAPOLI MILIONARIA, IL DEBUTTO E LE PAROLE DI VIVIANI

Gli fa eco Carolina Rosi che afferma “il mestiere di chi è in palcoscenico non è facile, fare teatro poi diventa sempre più complicato. Questa mostra spero sia vista come un omaggio a tutte le compagnie, a coloro che hanno vissuto, vivono e vivranno, purtroppo sempre con più difficoltà, ogni sera per il ‘chi è di scena’, un omaggio alla grande famiglia Scarpetta/De Filippo che del ‘mestiere’ ha fatto un momento unico, straordinario e allo stesso tempo collettivo di riflessione condivisa; perché il teatro questo fa: parla del nostro tempo, della nostra vita, al di là dei tempi e degli spazi. Questa esposizione vuole essere anche un omaggio al nostro paese, al nostro grande patrimonio drammaturgico che, travalicando i confini, diventa patrimonio di tutti, perché come scriveva Eduardo: “Lo sforzo diperato che compie l’uomo nel tentativo di dare alla vita un qualsiasi significato è teatro”.

L’esposizione sarà divisa in più sezioni tra cui una dedicata alla poesia, una al cinema, una, quella più ampia, naturalmente al teatro e alla commedia e una al rapporto con l’estero. Attraverso più di 70 costumi di scena (tra cui quelli di Natale in Casa Cupiello), locandine, copioni manoscritti, foto e video inediti, conservati in archivi privati, in istituti e soprattuto dagli eredi Eduardo e Luca De Filippo, partendo dal capostipiste Scarpetta, inconterete Eduardo anche nei film, nelle sue poesie, nelle sue canzoni, vivrete la sua forza, il suo rigore, la considerazione per il teatro e per il pubblico che lo portarono a non fermarsi mai.

L’immagine guida del progetto espositivo è il disegno realizzzato negli anni ’30 da Umberto Onorato, il principe della caricatura, per promuovere le recite della Compagnia Umoristica I De Filippo che avevano come protagonisti Eduardo, Titina e Peppino.

Dopo un exhibvit iniziale, mirabilmente curato dall’Istituto Luce-Cinecittà con la regia di Roland Sejko, si arriva alle sezioni della poesia, con 16 attori d’eccezione – da Toni Servillo a Luca Zingaretti, da Isa Danieli a Lina Sastri passando per Vincenzo Salemme e la stessa Carolina Rosi – che interpretano i componimenti di Eduardo, per poi arrivare alla sezione del cinema, con una miscelana dei film più popolari.

Nello spazio centrale, il Salone Italia, rivivrete il cuore pulsante del Teatro: dodici vere e proprie isole teatrali con materiali originali, ognuna caratterizzata da oggetti e costumi di scena.

Nelle sale superiori il percorso prosegue con altre sezioni che nascono da un’attenta ricerca di materiali proveninenti da archivi pubblici e privati che consentono di completare i vari ritratti non solo dal punto di vista professionale ma anche umano. Una sezione è rivolta all’impegno civile, alle amicizie, ai ricordi, al rapporto con Pulcinella e alla nototierà e all’attualità delle commedie di Eduardo che nel mondo è rappresentato e tradotto in oltre 40 paesi. E per finire una sezione dedicata a tutti gli altri protagonisti della famiglia. Eduardo, Vincenzo e Mario Scarpetta, i fratelli Titina e Peppino, Luigi De Filippo fino a concludere con Luca.

Nel bookshop, inoltre, saranno in vendita manufatti in ceramica realizzati dai ragazzi del carcere minorile di Nisida con cui lavora la Fondazione Eduardo De Filippo e il cui ricavato sarà destinato alle attività laboratoriali dell’istituto di pena minorile.

Il costo del biglietto è di 10 euro intero, 8 euro ridotto, 7 euro ridotto per gruppi, 5 euro ridotto per le scuole. La mostra è visitabile dal lunedì al sabato dalle ore 10.00 alle ore 19.00 e la domenica e festivi dalle ore 10.00 alle ore 14.00.

 

fonte: ecampania.it

L’esposizione punta alla riscoperta della Scuola Napoletana del Seicento e del primo Settecento.

Un secolo di furore. I Caravaggisti del Filangieri”è la mostra che sarà aperta al pubblico, dal 1 febbraio al 28 aprile 2019, presso le sale del Museo Filangieri Napoli.

L’esposizione – che è dedicata alla riscoperta della Scuola Napoletana del Seicento e del primo Settecentoed è composta, per lo più, da dipinti caravaggeschi – rappresenterà il primo focus di una serie di piccole esposizioni tematiche della nuova rassegna “Visti da Vicino”, voluta dal direttore Paolo Jorio, autore, tra l’altro, insieme con Rosella Vodret, del libro Luoghi e Misteri di Caravaggio, per la riscoperta e per la rivalutazione dei capolavori presenti nelle collezioni del palazzo d’arte di via Duomo.

In particolare, saranno periodicamente riallestiti e messi in luce i dipinti del Museo Filangieri focalizzando le tematiche, i generi o le scuole di pittori che, pur essendo noti agli studiosi e al grande pubblico, sono solitamente presenti nella Sala Agata ed esposti, per volontà dello stesso Principe Filangieri, a incrostazione, ovvero sistemati in modo da ricoprire completamente le pareti.

Jusepe de Ribera, Matthias Stommer, Battistello Caracciolo, Andrea Vaccaro, Micco Spadaro, Mattia Preti, fino a Francesco Solimena che conduce la pittura napoletana dal naturalismo al barocco, saranno dunque i protagonisti della prima mostra tematica, insieme anche con alcune armi dell’antica e importante collezione del Filangieri.

Tra i tanti storici armamenti della considerevole raccolta del Principe di Satriano, grazie a un antico documento ritrovato nell’Archivio di Stato di Roma, sono stati infatti identificati ed esposti anche i modelli del pugnale e della spada appartenuti al Caravaggio.

Armi che furono sempre fedeli compagni del pittore lombardo e che determinarono anche le alterne fortune della sua vita non solo artistica sino a giungere al baratro della sua rovina. Come la pena capitale comminata a Roma per l’omicidio di Ranuccio Tomassoni che lo fece scappare dalla capitale dello stato papale per giungere a Napoli.

Il museo si trova in via Duomo, 288 a Napoli ed è aperto al pubblico dal lunedì al sabato dalle ore 10.00 alle 16.00 e la domenica dalle ore 10.00 alle 14.00.

fonte: ecampania.it

Tanti i siti e i musei aperti al pubblico gratuitamente la prima domenica di febbraio.

Dagli Scavi di Ercolano alla grotta azzurra di Capri, dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli al Parco di Capodimonte tanti i siti e i musei che resteranno aperti gratuitamente al pubblico domenica 3 febbraio 2019 a Napoli e provincia.

Grotta Azzurra Anacapri (Napoli) – accesso dal mare
Telefono: 0818370381
La Grotta Azzurra è una conosciutissima grotta situata nel comune di Anacapri, sull’isola di Capri in provincia di Napoli. L’antro ha una apertura parzialmente sommersa dal mare ed a seconda del ciclo delle maree l’accesso può essere più o meno complicato.

Museo Archeologico dei Campi Flegrei a Bacoli (Napoli) 
Via Castello, 39
Telefono: +39.081.5233797 (Ufficio per i Beni Archeologici di Baia)
L’impianto ha origini romane, testimoniate oggi da mura in opus reticolatum, cisterne, Padiglione Cavaliere, costruzione merlata di base quadrata e dai pavimenti che ancora in parte testimoniano i gusti e gli stili romani. Nel corso degli anni il Castello è stato ampliato e fortificato per volontà dei sovrani, vivendo fasi alterne di fortuna e di abbandono. Nel secolo scorso, rientrato nelle competenze del demanio dello Stato, è stato inserito in un programma di riqualificazione. Oggi ospita il museo archeologico, che conserva reperti provenienti da Miseno, Baia e Pozzuoli. Interessante è la Raccolta dei gessi, composta da frammenti di calchi adoperati nel I-II sec. d. C. per la realizzazione di modelli di statue greche e romane più antiche.
Degna di nota è poi la ricostruzione del Ninfeo di Punta Epitaffio, al secondo piano, simile ad una grotta, con le statue di Ulisse e Polifemo, riemerse nel 1969 dal fondo marino, di Antonia Minore, madre di Claudio, della divinità Dioniso intento a giocare con la pantera e di una bambina, forse figlia dell’Imperatore. Ad arricchire l’esposizione l’allestimento di nuove sale dedicate ai recenti resti archeologici di Liternum, Rione Terra (unico attualmente visitabile), Cuma e Puteoli.

Parco archeologico di Baia a Bacoli (Napoli) 
Via Sella di Baia, 22
Telefono: 0818687592

L’antica Baiae, famosa per la presenza di acque termali e per la bellezza dei luoghi, fu luogo di villeggiatura e di riposo dell’aristocrazia romana. Il suo parco archeologico, esteso su di una superficie di 40.000 mq e diviso convenzionalmente in cinque settori (Villa dell’Ambulatio, Settore di Mercurio, Settore della Sosandra, Settore di Venere), racchiude i resti di residenze patrizie e di impianti termali.

Parco sommerso di Baia a Bacoli (Napoli) 
Piazza Alcide De Gasperi (centro visite)
Telefono: 0815233797 – 0815233797

L’area del Parco archeologico di Baia comprende resti imponenti di impianti termali e idraulici, le Cento Camerelle, la Piscina Mirabile, la tomba di Agrippina, il porto militare di Miseno, il teatro, le tombe monumentali: un patrimonio archeologico ineguagliabile.

Sacello degli Augustali a Bacoli (Napoli) 
Via Miseno
Telefono: 0815235035

Il complesso monumentale, situato a breve distanza dal teatro, realizzato in epoca giulio-claudia e dedicato al culto dell’imperatore Augusto, nella sua forma attuale risale alle sistemazioni di età antonina (metà del II secolo d.C.), fatte eseguire da Cassia Victoria in onore del marito L. Laecanius Primitivus, sacerdote Augustale dell’epoca di Marco Aurelio. L’edificio fu però distrutto alla fine del II secolo d.C. probabilmente a causa di eventi sismici. Al momento della sua scoperta nel 1967, vi furono trovate statue di Vespasiano, Nerva, Tito, dell’Abbondanza, e di alcune divinità tra cui, Asclepio, Apollo e Venere, una del tipo della Piccola Ercolanese ed un’altra su delfino, poi asportate ed ora esposte nell’apposita sala dedicata al monumento all’interno del Museo Archeologico dei Campi Flegrei. Semisommerso per effetto del bradisismo, il santuario è composto da tre ambienti affiancati, in parte costruiti in muratura e in parte ricavati dalla roccia, che ne forma le pareti laterali e di fondo. L‘edificio centrale, il vero e proprio sacello, consiste in un tempietto a podio di pianta rettangolare davanti al quale è situato l’altare. L’ambiente a destra del sacello, costruito in opus reticulatum, era decorato con rivestimenti in stucco ed intonaco dipinto sulle pareti e sulla volta a botte ed a crociera. In quello a sinistra invece fu rinvenuta la statua equestre in bronzo di Nerva (in origine Domiziano) ora al Museo Archeologico dei Campi Flegrei.

Parco Archeologico dei Campi Flegrei – Teatro Romano di Misenum a Bacoli (Napoli)
Via Sacello degli Augustali
Telefono: 0818541469 o 0818040430

Adiacente al Sacello degli Augustali, il teatro è in parte ricoperto da edifici moderni, ma ne sono ancora riconoscibili alcuni tratti degli ambulacri di sostruzione ed accesso alle gradinate, che sulla sommità si appoggiano al costone di Punta Sarparella. Attualmente vi si entra dall’ambulacro inferiore ad emiciclo coperto con volta a botte, scavato nel tufo e foderato in opus vittatum; interrato circa per metà della sua altezza per effetto del bradisismo, esso presenta l’imbocco dei corridoi radiali con arco di laterizi, che conducevano ad un’altra galleria semicircolare più interna. In corrispondenza del tredicesimo corridoio si apre una galleria rettilinea, anche questa insabbiata per metà dell’altezza. Nell’area in proprietà privata si conserva, infine, un breve tratto dell’ambulacro superiore e, ad una quota più alta, i resti di un’arcata in laterizi e di una scala, probabilmente di accesso alla summa cavea.

Tempio c.d. di Diana a Bacoli (Napoli) 
Piazzetta Alcide De Gasperi
Telefono: +39.081.8687592 (Parco Archeologico di Baia)

La denominazione fu attribuita all’edificio dagli antiquari napoletani in seguito al ritrovamento di bassorilievi marmorei con figure di cani e cervi, nonché per un frammento marmoreo in cui pare si leggesse il nome della dea. La struttura si presenta come una grande aula a pianta circolare iscritta in un ottagono, costruita in opus listatum fino alle reni degli archi di copertura dei finestroni; al di sopra è in opus latericium fino all’attacco della cupola, che era forma ogivale e che oggi si presenta sezionata, realizzata con anelli progressivamente aggettanti, costruiti con schegge di tufo e laterizi. La rotonda potrebbe essere identificata con una natatio, in relazione alla presenza in loco di sorgenti termali naturali, calde e fredde.

Antiquarium Nazionale e Villa Regina di Boscoreale (Napoli) 
Via Settetermini, 15
Telefono: 0815368796

L’Antiquarium, istituito nel 1991 ed ospitato in un edificio costruito nelle adiacenze dell’area archeologica di Villa Regina
L’Antiquarium di Boscoreale rientra nel nostro itinerario: Le ville romane nel territorio vesuviano

Certosa di San Giacomo a Capri (Napoli)
Via Certosa
Telefono: 0818376218

La Certosa di San Giacomo è la costruzione storica più antica dell’isola di Capri, fu costruita infatti nel 1371 per volere del conte Giacomo Arcucci su un terreno donato dalla Regina Giovanna I D’Angiò.
La visita alla Certosa può rappresentare l’occasione per provare il nostro itinerario A spasso per Capri….l’isola dell’amore e non solo

Villa Jovis a Capri
Via Tiberio
Telefono: 0818370381 

La villa romana più grandiosa presente sull’isola è Villa Jovis, posta alla sommità del promontorio orientale, ultima residenza dell’imperatore Tiberio. Gli scavi eseguiti nel 1935 hanno portato alla luce un vasto edificio, che gravita intorno ad un grande quadrilatero centrale in cui sono collocate cisterne.

Scavi di Stabiae a Castellammare di Stabia (Napoli)
Via Passeggiata Archeologica
Telefono: +39.081.8714541; +39.081.8575347
La Villa San Marco, così chiamata da un’antica cappella ivi costruita nella seconda metà del 1700, è una villa romana a carattere residenziale situata sul ciglio della collina, in splendida posizione panoramica. Esplorata in epoca borbonica, tra il 1749 e il 1754, è stata riscavata sistematicamente tra il 1950 e il 1962.
La Villa Arianna, così denominata per la grande pittura a soggetto mitologico rinvenuta sulla parete di fondo del triclinio, fu scavata quasi interamente tra il 1757 e il 1762, sotto la direzione dell’ingegnere svizzero Karl Weber. Lo scavo a quei tempi era condotto attraverso esplorazioni sotterranee che prevedevano solo il recupero degli oggetti e non anche l’indagine dell’intero contesto architettonico: pertanto, le suppellettili e gli affreschi meglio conservati venivano prelevati e inviati al Museo Borbonico presso il Palazzo Reale di Portici.

Parco Archeologico di Ercolano (Napoli)
Corso Resina, 187
Telefono: 0817324311

La città di Ercolano, già gravemente danneggiata dal terremoto del 62, venne distrutta dall’eruzione del Vesuvio (79 d.C.), che la coprì con un’ingentissima massa di fango, cenere ed altri materiali eruttivi trascinati dall’acqua piovana che, penetrando in ogni apertura, si solidificò in uno strato compatto e duro di 15-20 metriì
Il nostro itinerario: Ercolano e il fascino dell’antico

Parco Archeologico di Liternum – Giugliano in Campania
Via Circumvallazione esterna
Telefono: 081440166

Il sito antico, adibito a Parco archeologico, si estende su un’area in comproprietà tra Stato, Provincia di Napoli e Comune di Giugliano in Campania. Alcuni degli interessanti materiali rinvenuti sono conservati a fini espostivi nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei a Baia.

Palazzo Reale – Appartamento Storico – Napoli
Piazza Plebiscito, 1
Telefono: 0815808111 – 081400547 biglietteria – numero verde 848800288
La fondazione del Palazzo Reale di Napoli risale ai primi del 1600, quando i Viceré spagnoli di Napoli decisero di costruire, per sé e per i soggiorni del Re di Spagna, una residenza spaziosa e confortevole, ben diversa quindi, dai castelli fortificati nei quali avevano vissuto i Re angioini ed aragonesi. Il luogo prescelto si trovava accanto a Castel Nuovo, alla fine di via Toledo, verso il nuovo quartiere residenziale di Chiaia, a sud-ovest della città antica. Il progetto fu affidato dall’allora viceré, Fernando Ruiz de Castro Conte di Lemos, all’architetto Domenico Fontana, tra i più famosi architetti del tempo, proveniente dalla corte papale, che ispirò il suo disegno progettuale a canoni tardo-rinascimentali, già sperimentati a Roma, nella sua attività per Sisto V.

Castel Sant’Elmo e Museo del Novecento a Napoli
Via Tito Angelini, 22
Telefono: 0812294449

Castel Sant’Elmo
Il castello è sede degli uffici della Direzione del Polo museale della Campania  e del Museo del Novecento a Napoli.
Il Castello è stato sede negli ultimi trent’anni di numerose manifestazioni espositive di arte antica e  contemporanea ma  anche di  una intensa attività di rassegne musicali di cinema e di teatro. E ciò che rende unico questo sito monumentale sono gli spalti, dai quali si ammira uno spettacolare panorama di tutto il territorio circostante, dalle isole al Vesuvio, dai Campi Flegrei ai monti del Matese.
Museo del Novecento
Sulla imponente Piazza d’Armi, nel 2010, è stato allestito il Museo ‘Novecento a Napoli.
La collezione è formata da opere di proprietà pubblica, da donazioni degli artisti o degli eredi e di prestiti a lungo termine ‘in comodato’ da parte di collezionisti. Nel Museo sono esposte oltre 170 opere realizzate da 90 artisti napoletani, con l’aggiunta anche di alcune presenze di maestri non napoletani  che con ruoli diversi furono attivi in città. Si articola attraverso un percorso cronologico suddiviso per sezioni: dalla documentazione della Secessione dei ventitré (1909) o del primo Futurismo a Napoli (1910-1914) al movimento dei Circumvisionisti e del secondo Futurismo (anni Venti-Trenta); dalle varie testimonianze su quanto si produsse tra le due guerre alle esperienze succedutesi nel secondo dopoguerra (1948-1958), dal Gruppo ‘Sud’ al cosiddetto Neorealismo, dal gruppo del M.A.C. all’Informale o al Gruppo ’58. Seguono le sezioni riservate agli anni Settanta, Fino all’ultima sezione, dove è documentata l’attività di quanti, pur continuando a operare dopo l’80 sperimentando linguaggi diversi, si erano già affermati in città in quel decennio.

Certosa e Museo di San Martino – Napoli
Largo San Martino, 5
Telefono: 0039.081.2294541

La certosa di San Martino è tra i maggiori complessi monumentali di Napoli; costituisce, in assoluto, uno dei più riusciti esempi di architettura e arte barocca insieme alla Reale cappella del tesoro di San Gennaro. Essa è situata sulla collina del Vomero, accanto a castel Sant’Elmo. Nel dicembre 2010 il decreto n. 851 del Ministero per i Beni Culturali emesso su proposta della Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici di Napoli e provincia, ha dichiarato la collina su cui sorge la certosa “monumento nazionale”.

Complesso dei Girolamini
Via Duomo, 142
Telefono: 0812294571

La quadreria dei Girolamini, statale ma affidata ai padri dell’Oratorio di San Filippo Neri, è sistemata in alcuni vani prossimi al chiostro monumentale. Secondo le antiche fonti, le raccolte furono accessibili al pubblico fin dalla sua prima istituzione, tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII, collocate in sacrestia, dove rimasero fino al recente riallestimento museografico realizzato nel 1961. Dopo un lungo periodo di chiusura seguito al terremoto del 1980, la pinacoteca è stata riordinata e riaperta al pubblico nel 1995. Comprende , oltre ad un piccolo nucleo cinquecentesco di dipinti di ambito nord-europeo, importanti opere a tema sacro di scuole prevalentemente centro-meridionali, donate all’ordine da privati a partire dal XVI secolo. Nel nutrito gruppo di opere seicentesche, prevalgono le opere di corrente naturalista – Battistello, Ribera, Stomer- con qualche esempio classicistico e barocco sia di ambito napoletano che emiliano – Stanzione, Giordano, Gessi, Reni. Tra i dipinti settecenteschi ricordiamo alcuni bozzetti per affreschi eseguiti in chiesa di Francesco Solimena e di Ludovico Mozzanti. In occasione dell’ultima riapertura della quadreria nel 1995, sono state inserite nuove opere, tra cui si distinguono incantevoli terracotte di Giuseppe Sanmartino.

Complesso termale di via Terracina – Napoli 
Via Terracina
Telefono: +390814422220 (Ufficio Archeologi della Soprintendenza)
Il complesso termale di via Terracina, portato alla luce nel 1939 durante la costruzione della Mostra d’Oltremare, è situato all’incrocio tra l’antica via Puteolis-Neapolim ed una strada secondaria. L’edificio, articolato su più livelli, alimentato dall’acquedotto del Serino e costruito prevalentemente in opus vittatum e latericium, risale nel suo impianto originario alla prima metà del II sec. d.C.; ma subì nel corso del tempo molteplici interventi che ne hanno modificato l’organizzazione degli spazi. Sicuramente posteriori rispetto al nucleo originario sono: il corridoio d’ingresso, in epoca medievale adattato a cisterna, alcuni ambienti forse identificabili come tabernae, e la latrina.

Crypta Neapolitana – Napoli 
Salita della grotta, 20
Telefono: 081/669390 e 081/2301030

La Crypta Neapolitana (o Grotta di Posillipo o Grotta di Virgilio) è una galleria lunga circa 711 metri[3] scavata nel tufo della collina di Posillipo, tra Mergellina (salita della Grotta) e Fuorigrotta (via della Grotta Vecchia), a Napoli. L’ingresso principale della grotta è ubicato all’interno del parco Vergiliano a Piedigrotta di Napoli, che conserva tra l’altro anche le tombe di Giacomo Leopardi e Virgilio.

Villa Pignatelli – Napoli
Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes
Riviera di Chiaia, 200
Telefono: 0039.081.7612356 0039.081.669675
La villa, costruita in stile neoclassico da Pietro Valente e Guglielmo Bechi (1826), fu acquistata nel 1841 dai Rothschild, la celebre famiglia di banchieri al servizio dei Borbone di Napoli, e nel 1867 ceduta ai principi Aragona Pignatelli Cortés. Donata allo Stato dalla principessa Rosina nel 1952, ospita mostre e concerti ed è sede del Museo del Principe Diego Aragona Pignatelli Cortés, costituito da opere d’arte e arredi devoluti insieme alla villa. Il museo accoglie anche parte della raccolta del Banco di Napoli, composta da opere di scuola napoletana dal ‘500 al ‘900

Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Piazza Museo Nazionale, 19
Telefono: +39.081.4422149 (Punto informazioni del Museo); +39.081.4422111 (centralino)

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, uno dei primi costituiti in Europa in un monumentale palazzo seicentesco tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, può vantare il più ricco e pregevole patrimonio di opere d’arte e manufatti di interesse archeologico in Italia.
La sezione egiziana del MANN

Museo della Ceramica Duca di Martina – Napoli 
Via Cimarosa, 77 / via Aniello Falcone, 171
Telefono: 0039.081.5788418
Il Museo Duca di Martina nella Villa Floridiana di Napoli è sede di una delle maggiori collezioni italiane di arti decorative. Comprende oltre seimila opere di manifattura occidentale ed orientale, databili dal XII al XIX secolo, il cui nucleo più cospicuo è costituito dalle ceramiche.

Museo di Capodimonte
Via Miano, 2 – Napoli
Telefono: 0817499111 – 081749915 – 848800288

Il Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli, straordinario contenitore culturale di arte e storia, uno dei simboli della magnificenza della città e del suo glorioso passato di capitale del regno, nasce da una collezione di famiglia. Il nucleo storico della collezione è costituito infatti dagli oggetti d’arte raccolti da Papa Paolo III, al secolo Alessandro Farnese, ed ereditati da Elisabetta, madre di Carlo di Borbone re di Napoli a partire dal 1734.

Parco archeologico Sommerso di Gaiola Napoli
Discesa Gaiola, scogliera
Telefono: 0812403235 (centro visite)

Il Parco sommerso di Gaiola costituisce il fulcro del litorale di Posillipo, tra le falesie della baia di Trentaremi ed i pendii di Marechiaro, ammantate di macchia mediterranea. Nell’ambito del parco, la zona di riserva integrale comprende il tratto di mare prospiciente il promontorio di Posillipo e gli isolotti della Gaiola, mentre la zona di riserva generale include il residuo tratto all’interno del perimetro del parco medesimo. Il paesaggio subacqueo è costituito dalla commistione di popolamenti marini, favoriti dal sistema di circolazione delle acque nel golfo, e di resti di strutture archeologiche: bacini portuali, ninfei e peschiere, attualmente sommersi a causa del lento sprofondamento della crosta terrestre (bradisismo), pertinenti alla soprastante Villa di Vedio Pollione.

Parco di Capodimonte – Napoli
Via Miano, 4
Telefono: 0817410080 0815808278
Il bosco fu voluto da Carlo di Borbone nel 1734. Fu concepito inizialmente come riserva da caccia ma con il Re Ferdinando II delle Due Sicilie fu trasformato in giardino all’inglese, assumendo l’aspetto che conserva attualmente.

Parco e Tomba di Virgilio – Napoli 
Salita della Grotta, 20
Telefono: 081669390

Il piccolo parco sito alle spalle della chiesa di S. Maria di Piedigrotta, nei pressi della stazione ferroviaria di Mergellina, racchiude una parte delle pendici orientali della Collina di Posillipo, dal nome greco pausilypon (“pausa del dolore”) dato alla splendida villa romana che sorgeva sulla collina, ad indicare la pace e la quiete qui esistenti. Il parco ospita monumenti rilevanti per la storia dell’area partenopea e la sua denominazione ha origine dall’attribuzione al poeta Publio Virgilio Marone (Andes, 70 a.C. – Brindisi, 19 a.C.) del sepolcro romano ivi presente.

Museo Storico Archeologico di Nola (Napoli)
Via Senatore Cocozza, 2
Telefono: +39.081.5127184 (Ufficio per i beni archeologici di Nola)
Ospitato in un convento canossiano, il museo espone oggetti dall’antica città etrusca di Nola, dal VII secolo a.C. all’epoca tardo antica.

Museo Archeologico Territoriale della Penisola Sorrentina “Georges Vallet” – Piano di Sorrento (Napoli) 
Via Ripa di Cassano
Telefono: +39.081.8087078 (Ufficio per i beni Archeologici della Penisola Sorrentina)

Il Museo Archeologico Territoriale della Penisola Sorrentina, intitolato al famoso archeologo e studioso Georges Vallet ed ospitato nelle sale di Villa Fondi de Sangro, è nato dall’esigenza di accogliere la documentazione ed i risultati delle campagne di scavo effettuate nella Penisola Sorrentina per ricostruire le fasi di popolamento e di trasformazione di questo territorio dalla preistoria all’età romana nel contesto complessivo della Campania antica.

Parco Archeologico di Pompei (Napoli) 
Via Villa dei Misteri, 2
Telefono: 0818575111 – 0818575347

Gli scavi archeologici di Pompei hanno restituito i resti dell’antica città di Pompei antica, presso la collina di Civita, alle porte della moderna Pompei, seppellita sotto una coltre di ceneri e lapilli durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., insieme ad Ercolano, Stabiae ed Oplonti.
Gli scavi, iniziati per volere di Carlo III di Borbone, sono una delle migliori testimonianze della vita romana, nonché la città meglio conservata di quell’epoca.

Anfiteatro Flavio e Tempio di Serapide – Pozzuoli (Napoli) 
Via Serapide
Telefono: 0815266007
Una delle più grandi arene costruite sotto l’imperatore Vespasiano, intorno al 70 d.C., sorse sulla grande terrazza urbana della città, destinata ad ospitare i più importanti monumenti architettonici dell’ “urbs” romana.
L’Anfiteatro, coi suoi 149 metri di altezza, è per grandezza il terzo in Italia dopo il Colosseo e l’Anfiteatro di Capua.
L’edificio, in tre ordini di arcate, era circondato da un portico ellittico che sorgeva su di una platea in travertino i cui pilastri in piperno furono sostituiti, con grandi colonne di laterizio. Dei tre ordini di gradinate della cavea ne restano due; la capienza era di circa 40.000 spettatori. L’arena, ellittica, che misura 75×42 m, è aperta al centro da un corridoio. Due scale nei lati lunghi conducono agli imponenti sotterranei perfettamente conservati, tre profondi corridoi, quaranta celle al piano inferiore, altre quaranta, destinate alle belve, al piano superiore. Lungo l’arena si trovano aperture comunicanti con le gabbie nei sotteranei da cui potevano entrare le bestie spesso utilizzate durante gli spettacoli. Suggestiva è la visita dei sotterranei che mostrano la complessa organizzazione dei servizi per il funzionamento degli spettacoli. Nell’arena si svolsero i primi martirii cristiani: qui, secondo la tradizione formatasi tra il V e VI secolo, nel 305 d.C. fu preparato il supplizio per San Gennaro.

Parco archeologico di Cuma – Pozzuoli (Napoli) 
Via Monte di Cuma, 3
Telefono: 0818040430

La città di Cuma è la più antica colonia greca d’Occidente, i suoi grandi templi di Apollo e di Giove, trasformati in chiese nel Medioevo, conservano testimonianze greche, sannitiche, romane e paleocristiane. Fuori della cinta fortificata della città sono la necropoli settentrionale e l’Anfiteatro del tardo II secolo a.C., uno dei più antichi della Campania.

Villa di Poppea – Oplontis – Torre Annunziata (Napoli)
Via Sepolcri
Telefono: 0818621755

Per scavi archeologici di Oplonti si intende una serie di ritrovamenti archeologici appartenenti alla zona suburbana pompeiana di Oplontis, seppellita insieme a Pompei, Ercolano e Stabiae dopo l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.: oggi l’area archeologica è situata nel centro della moderna città di Torre Annunziata e comprende una villa d’otium chiamata “di Poppea” e una villa rustica detta “B o di Lucius Crassius Tertius”.

 

fonte: ecampania.it

Il progetto espositivo sarà ospitato presso il piano nobile della Reggia di Portici.

Inaugura mercoledì 5 dicembre 2018, presso il piano nobile della Reggia di Portici, la raffinata mostra “Copia conforme: l’arte della riproduzione dal ‘700 ad oggi”, frutto della collaborazione tra il MANN, il Dipartimento di Agraria dell’Università “Federico II” e il Centro Museale “Musei delle Scienze Agrarie” – MUSA.

Alle ore 12.00 è prevista l’anteprima alla stampa cui parteciperanno Paolo Giulierini (Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli), Enzo Cuomo (sindaco di Portici), Matteo Lorito (Direttore del Dipartimento di Agraria) e Stefano Mazzoleni (Direttore del MUSA). L’apertura al pubblico avverrà nel pomeriggio, alle ore 18.00.

Il progetto espositivo stabilirà, così, una nuova finestra di indagine sul valore storico dell’Herculanense Museum, la cui Collezione dei Commestibili è adesso riproposta al MANN nel percorso “Res Rustica. Archeologia, botanica e cibo nel 79 d.C.”.

Nella mostra “Copia conforme”, l’arte della riproduzione sarà raccontata non soltanto esaminando la perizia dei maestri e degli artigiani di un tempo, ma anche delineando il significato che i calchi hanno avuto, ieri come oggi, nel trasmettere la memoria dell’arte.

In un suggestivo iter di visita, firmato da Silvia Neri e Marinella Parente, saranno presentate al pubblico le riproduzioni di grandi capolavori della Villa dei Papiri, dai Corridori – in cera, bronzo e poliuretano – all’Hermes in riposo – in cera e poliuretano. Tali copie sono state realizzate e messe a disposizione dalla Fondazione Del Giudice di Nola, che ha combinato tecnologie digitali e lavoro specializzato per riproporre, nel modo più fedele possibile, i dettagli delle singole opere.

Uno spazio di approfondimento ad hoc sarà dedicato, ancora, ai primi calchi realizzati per il re Carlo: nel 1761, infatti, fu inviata al sovrano la copia della statuetta bronzea di “Alessandro a cavallo”, ricreata, nel 2008, dalla storica Fonderia Chiurazzi con l’antica tecnica della fusione a cera persa, ed esposta nella Sala XIII insieme con la riproduzione in scala 1:1 del celeberrimo Cavallo Mazzocchi, eseguito dall’Accademia di Belle Arti di Napoli in collaborazione con il Laboratorio di Conservazione e Restauro del MANN.

Un filmato tridimensionale consentirà, infine, di esplorare, tramite imaging digitali, la minuziosa prassi alla base del processo di copia dei reperti archeologici.

“Ancora un’occasione per creare un dialogo interistituzionale di livello: con la mostra “Copia conforme” raccontiamo come arte, scienza e saper fare si combinino, per trasmettere ai visitatori di ogni epoca l’eredità del nostro passato”, commenta il Direttore del MANN, Paolo Giulierini.

 

fonte: ecampania.it

 

Una nuova mostra nella Palestra Grande in collaborazione con Electa e il MANN.

È tempo di grandi mostre al Parco Archeologico di Pompei. Dopo l’Egitto e la Grecia arrivano gli Etruschi, componente importante nella formazione identitaria di Pompei e di tutta la Campania.

L’esposizione nella Palestra Grande della città vesuviana, in programma dal 12 dicembre 2018 al 2 maggio 2019, curata dal Direttore generale Massimo Osanna e da Stéphane Verger, Directeur d’etudes à l’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi, si integra nell’ambito con le manifestazioni promosse dal Museo Archeologico di Napoli dedicate alla riscoperta della civiltà Etrusca attraverso il gusto antiquario e collezionistico che prenderanno il via a partire dal 31 maggio 2019.

Tredici le sezioni per un totale di circa 800 reperti provenienti da musei italiani ed europei raccontano delle prime influenze etrusche in Campania, del percorso di formazione della Pompei del VI secolo a.C., città fortemente etruschizzata in una regione fluida e multietnica, fino al declino e alla scomparsa delle memorie etrusche seppur con qualche sorpresa “antiquaria” che arriva fino al I secolo.

Le dinamiche mediterranee tra VIII e fino alla metà del V secolo a.C. hanno indubbiamente lasciato traccia nel sud Italia, e la Campania, grazie all’importante ruolo di scalo commerciale, si inserisce pienamente in questa connettività di genti, di materiali e di pensieri che circolano.

Pompei, dal momento della sua fondazione, siamo nel VI secolo a.C., si nutre di realtà poliedriche e ci lascia, seppur in forme ridotte, tracce della sua formazione etrusca. Grande risalto all’interno del percorso espositivo hanno i reperti venuti alla luce da Fondo Iozzino, santuario extraurbano della città, che ci ha lasciato importanti testimonianze di un culto multietnico di epoca arcaica con armi e servizi per le libagioni rituali e con iscrizioni in lingua etrusca. Questi materiali trovano felici riscontri con altri reperti che provengono dai centri etruschi di Pontecagnano e Capua, dove sono noti luoghi di culto importanti e con caratteristiche simili a quelle di Fondo Iozzino.

La mostra vuole essere così un percorso di ricerca che parte dall’idea di un territorio non isolato ma ricco di scambi e dunque aperto alla contaminazione, allo “straniero” che diventa vicino, al cambiamento e al mescolamento di usi, costumi e di lingua.

La Campania diventa uno dei nodi della connettività mediterranea, dove l’incontro trasforma la cultura, la materia e la scrittura. Greci, Italici, Etruschi, Oschi che non scrivono più solo nella loro lingua ma mescolano tra di loro le forme variegate del sapere.

 

Pompei si inserisce sin dalle origini in questo clima, anche se l’archeologia non ci permette di indagare gli strati più antichi della sua formazione, ricoperti e in gran parte distrutti dalla città sannita dei secoli III e II secondo a.C. Gli studiosi oggi ritengono che quella prima città, il cui nome non ci è noto, sia stata fondata nel 600 a.C. da alcuni Etruschi giunti dall’Etruria interna. Ma gli Etruschi arrivarono in Campania già 300 anni prima, durante l’epoca villanoviana e fondarano due importanti città nelle zone agricole più ricche: Capua nella pianura campana e Pontecagnano nella piana del Sele.

La Campania, all’epoca, era occupata da Italici che coabitavano con i nuovi arrivati senza formare comunità omogenee e coltivavano terre intorno al Vesuvio e nelle prime alture dell’entroterra. Alla fine dell’VIII secolo a.C. quindi, diverse comunità occupavano il territorio campano da nord a sud parlando ciascuno una moltitudine di lingue suddivise in tre grandi gruppi: lingua italica, l’osco e due lingue “straniere”: greco ed etrusco.

Divergenze che inevitabilmente portarono conflitti armati provocati dalla rivalità per il possesso della terra e il controllo delle rotte marittime. VII e VI secolo a.C. vedono le aristocrazie locali subire profondamente le influenze esterne tanto che parlare in maniera netta di Greci, Italici ed Etruschi è sbagliato e bisogna ragionare in termini che vedono le èlite, in tempi di pace, scambiare con benevolenza usi e costumi.

A tal proposito la tomba di Artiaco 104 di Cuma, in cui vi era incinerato un membro di una grande famiglia aristocratica, può essere portata come esempio di connettività ampia: i resti furono deposti in un calderone in argento, come quelli degli eroi dell’Iliade di Omero, un principe che mangiava e beveva come un greco, portava abiti ed armi etrusche e si comportava come un re orientale.

La Campania diventa tappa sulle rotte del Mediterraneo arcaico grazie anche alla crescente domanda di vino, olio e prodotti di lusso e diversi sono gli insediamenti che si sviluppano lungo i nuovi itinerari marittimi. Solo tra fine VI – inizio V secolo a.C. e poi con la battaglia di Cuma del 474 a.C. questo clima di grande apertura vide una brusca interruzione. La battaglia navale segnò la fine del controllo etrusco sui commerci nel Tirreno e fu l’inizio della grande crisi che colpì il mondo etrusco.

A partire dal V secolo, una nuova componente etnica fece il suo ingresso nella scena campana. Si trattava di gruppi tribali del Sannio che si stabilirono nella piana del Sele contribuendo alla formazione di una nuova componente culturale, politica e militare mista composta da genti italiche, Lucani, Sanniti e Campani. Dalla fine del V secolo a.C., nuovi abitanti popolarono le città campane e la lingua osca man mano soppiantò greco ed etrusco.

Pompei cambia volto, l’eredità etrusca scomparve rapidamente e solo un fioco ricordo dello splendore che fu si conserva in qualche cimelio di qualche antica famiglia aristocratica. Nell’ultima sala che chiude la mostra, unvaso di bronzo proveniente dalla prime collezioni del Museo Archeologico di Napoli racconta una storia lunga. Una situla realizzata ad Orvieto nel VI o V secolo a.C. che si arricchisce nel I secolo di piedi leonini alati e attacchi di anse ornate da fauni. L’oggetto doveva essere visibile in qualche casa pompeiana o ercolanese nel momento dell’eruzione del 79 d.C. come vecchia memoria.

 

fonte: ecampania.it

 

Agenzia del Demanio e Ninetynine Urban Value restituiscono alla città un prestigioso spazio urbano.

Napoli riscopre un suo antico tesoro: Palazzo Fondi, il monumentale edificio situato nel cuore della città che riapre le sue porte dopo anni d’inattività.

Si tratta di un nuovo modello di “Rigenerazione Urbana Temporanea” nel quale hanno creduto l’Agenzia del Demanio, il Comune di Napoli, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio (ABAP), l’Università degli Studi di Napoli Federico II e l’Accademia di Belle Arti di Napoli, sviluppato e realizzato dalla divisione Urban Value, dell’agenzia Ninetynine, che ha condotto con grande successo, insieme a Cassa depositi e prestiti, diverse operazioni simili a Roma fra cui il Guido Reni District, visitato da oltre 900.000 persone con un indotto per la città di oltre 37milioni di euro in un solo anno (inoltre 1.000 imprese coinvolte nei vari progetti attuati e 283 nuovi posti di lavoro generati).

Il progetto ha l’obiettivo di creare valore nel breve periodo, restituendo alla città un meraviglioso spazio urbano in disuso trasformandolo in un contenitore versatile e dinamico in cui cultura, sperimentazione, arte e multidisciplinarità possano dialogare e interagire contribuendo a contrastare il degrado e creando indotto per la città e posti di lavoro.

Costruito nella seconda metà del 1700, su una precedente struttura dall’architetto Luigi Vanvitelli (uno dei più grandi architetti italiani tra il barocco e il classicismo che tra le sue numerose opere annovera anche la Reggia di Caserta), Palazzo Fondi per tanti anni ha ospitato degli uffici fino a quando è stato abbandonato.

In attesa della sua nuova destinazione finale in programma per Maggio 2019, quando inizieranno i lavori per la nuova sede dell’AGCOM, viene riconsegnato temporaneamente alla cittadinanza convertito in un luogo che ospiterà moltissime iniziative.

Sarà quindi un anno ricco di iniziative: la corte interna ospiterà installazioni d’arte contemporanea (la prima curata da RentArt con l’esposizione delle sculture dei maestri Bruno Melapponi, Massimo Antonelli e Carmine Tornincasa) e Palazzo Fondi vedrà alternarsi nelle sue sale mostre internazionali“Poison. Il potere del veleno”, la mostra naturalistica che, dopo aver girato il mondo, arriva per la prima volta in Italia ed esplora tutti gli affascinanti e temuti segreti del veleno, aprirà al pubblico il 14 marzo. In arrivo a ottobre “Real Bodies”, premiata come mostra più visitata d’Europa nel 2017.

Le stanze dello storico edificio accoglieranno una tappa della Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia diretto da Ruggero Cappuccio a giugno 2018, saranno base per una produzione televisiva di Cattleya, e accoglieranno diverse attività soprattutto per i giovani talenti alla ricerca di nuovi spazi per i loro progetti: sale prova per musicisti, studi fotografici, set per tv e cinema, spazi espositivi per artisti esordienti e designer e aree dedicate al co-working dove studenti e giovani imprenditori avranno la possibilità di far crescere i propri progetti professionali in un luogo dinamico e ricco di storia.

 

“Il modello di rigenerazione proposto da Urban Value crea valore e attivazione sociale nel brevissimo termine. Attraverso una sequenza sistematica di attività temporanee coordinate fra loro ad alto valore aggiunto, riusciamo a frammentare e distribuire l’investimento necessario al recupero dell’immobile stesso sulle singole attività che ospitiamo. Non sono quindi necessari grandi investimenti iniziali e viene garantita una notevole varietà di contenuti e pluralità di operatori. Tutti i soggetti coinvolti traggono il massimo vantaggio dal progetto: la proprietà abbatte i rischi derivati dal disuso e offre alla collettività contenuti di valore; il territorio ne ricava un importante indotto e una positiva ricaduta sociale; i soggetti interessati a utilizzare lo spazio possono accedervi senza doversi fare carico di grandi investimenti.

È un progetto inclusivo che permette a una pluralità di realtà, a prevalenza di natura culturale, di accedere a uno spazio altrimenti inaccessibile per una singola attività temporanea e di contribuire a rigenerare un bellissimo angolo della città.” spiega Simone Mazzarelli CEO di Ninetynine Urban Value.

L’obiettivo condiviso fra Agenzia del Demanio, Comune di Napoli e Ninetynine Urban Value è attivare un giro d’affari per la città di oltre 5 milioni di euro in poco più di un anno attraverso una pluralità di realtà e contenuti coinvolti. La partnership strategica tra pubblico e privato pone basi concrete per una grande opportunità per la città di Napoli che potrà godere dell’indotto sociale, economico e occupazionale generato da questo progetto.

“Ninetynine Urban Value, dopo le importanti esperienze sul Palazzo della Civiltà Italiana e Palazzo degli Esami e il grande successo di Guido Reni District per Cassa Depositi e Prestiti, si prepara a questa nuova sfida ed è già coinvolta in molte operazioni sul territorio nazionale di prossima apertura” conclude Mazzarelli.

“Quello che sta accadendo all’interno di queste mura è una grande novità: la sperimentazione degli usi temporanei dei beni dello Stato vuole testimoniare come gli spazi di vita pubblica possano essere vissuti e abitati anche attraverso esperienze circoscritte e temporanee. Si tratta di una pratica efficiente e innovativadi gestione immobiliare – ha dichiarato Roberto Reggi, direttore dell’Agenzia del Demanio – che punta a massimizzare il valore degli immobili e la loro fruizione, soprattutto nelle fasi intermedie di progettazione in cui bisogna necessariamente attendere l’avvio dei lavori di riqualificazione. Voglio sottolineare anche come iniziative così coinvolgenti e d’impatto per la città siano anche una grande opportunità di promozione degli asset immobiliari, e un’ispirazione per mettere a fuoco le potenzialità, a volte non evidenti, di un patrimonio di grande valore, affascinante e diversificato come quello italiano. L’augurio è di poter estendere quest’attività ad altri immobili e in altri contesti territoriali, per innescare iniziative di rigenerazione urbana e “riempire” di esperienze e significato i beni in disuso. Oggi raccontiamo quindi un presente che porta lustro e bellezza alla città di Napoli e che ci accompagnerà al prossimo futuro, il 2019, quando inizieranno i lavori per dare a questo Palazzo una destinazione altrettanto strategica come sede dell’AGCOM, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, dove si trasferiranno nel 2021 circa 200 dipendenti.”

L’esposizione è a cura del professor Enzo Moretto, entomologo, direttore del Museo Esapolis di Padova e consulente scientifico del programma GEO & GEO della RAI.

 

fonte: ecampania.it

La prima grande mostra ospitata dall’Antiquarium dal 20 dicembre 2018 al 30 settembre 2019.

“SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano” è la prima grande mostra del Parco Archeologico di Ercolano che sarà ospitata, a partire da giovedì 20 dicembre 2018, all’interno dell’Antiquarium, per la prima volta aperto al pubblico al termine di lavori di adeguamento.

Una collezione di circa 100 monili e preziosi, unica per quantità e valore dei pezzi in mostra, viene presentata sul luogo stesso del ritrovamento: oggetti appartenuti agli antichi ercolanesi, alcuni ritrovati con gli abitanti, nel tentativo di porli in salvo dalla imminente catastrofe dell’eruzione, altri ritrovati nelle dimore dell’antica città.

Ogni materiale esposto diventa messaggero di una storia di antico artigianato e manifattura, di rango e di simbolo, di protezione e bellezza, oltre che dell’ulteriore valore acquisito per essere appartenuto ad un abitante ed essere stato coinvolto nella tragedia della città distrutta dalla furia del Vesuvio.

Il percorso espositivo si propone di presentare al visitatore non semplicemente monili d’oro e oggetti preziosi, ma manufatti di uso personale e quotidiano che ci appaiono non comuni, per fattura e materiale, e provengono da contesti trasversali ai quali saranno riferiti. Questi contesti di provenienza sono illustrati sotto una luce particolare, quella della declinazione del lusso, concetto che assomma in sé molto più del mero valore intrinseco e venale, ma si carica di significati ideologici, politici, sociali, culturali, religiosi.

Ambientazioni ideali domestiche e botteghe, oggetti dall’antica spiaggia carichi di valori simbolici e (non solo) di tipo economico, significativamente portati con sé dai rifugiati che attesero invano salvezza dal mare, restituiscono uno spaccato di vita con un taglio ben preciso che predilige ed esalta quest’aspetto della società ercolanese in tutte le sue sfaccettature.

“Gioielli, monete, gemme, arredi e strumenti preziosi per i banchetti delle occasioni speciali sarebbero solo “cose” per quanto preziose se non fossero inserite in un racconto – dichiara il Direttore del Parco, Francesco Sirano – che ne evoca il profondo significato sociale e le inserisce nel loro contesto di ritrovamento, di utilizzo e di produzione, se non tornassero nelle mani e sui colli dei loro proprietari. I materiali provengono da edifici pubblici, dalle Domus e dalle botteghe dell’antica Herculaneum e restituiscono un’immagine vivida, complessa e felice di questa comunità. Un cospicuo gruppo di reperti fu trovato nel corso degli scavi sull’antica spiaggia, dove come noto si era rifugiato con i propri averi e nell’abbigliamento confacente al rango di ciascuno, un folto gruppo di abitanti della sventurata città in attesa della missione di salvataggio che almeno per loro non andò a buon fine. Mi piace sottolineare i prestiti concessi dal MANN e dal Parco di Pompei, il corredo di gemme e strumenti da lavoro di una bottega di gioielliere e parte del tesoro in argento di Moregine, segno concreto della stretta collaborazione che ci vede uniti nei progetti culturali”.

 

La mostra implementa modalità di esposizione in linea con i tempi dove il visitatore viene condotto, in maniera attiva e partecipata, attraverso logiche di coinvolgimento e partecipazione, che via via lo renderanno protagonista sino all’ultima sala dove in uno spazio dedicato si potranno scattare foto, quasi selfie dal passato, indossando idealmente gioielli e condividere con il mondo, diventando così ambasciatore del Parco.

L’esposizione sarà, inoltre, animata con attività di laboratorioorganizzate in collaborazione con il Tarì e con l’Istituto di Istruzione Superiore Francesco Degni di Torre del Greco, per rendere partecipi i visitatori dei processi di produzione e della tradizione artigianale plurisecolare che si è sedimentata in Campania.

“La mostra pilota pone le basi per la definitiva esposizione nel museo del sito di tutti i reperti che dal 1927 in poi Amedeo Maiuri volle che restassero qui e non confluissero più nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Parte così un processo museografico – continua Francesco Sirano – che non resterà confinato ai laboratori ma coinvolgerà il pubblico come parte attiva della costruzione di un museo che garantisca un’effettiva esperienza di conoscenza inclusiva e partecipata. Il processo nasce dalla volontà di colmare in tempi rapidi una terribile lacuna nell’esperienza di visita del sito e interrompere il silenzio che dura da oltre 40 anni: il pubblico deve potere ascoltare proprio nell’area archeologica il racconto proveniente dai numerosissimi oggetti d’uso comune: arredi, ornamenti personali e strumenti di lavoro, decorazioni, mobili in vario materiale, dell’incredibile mole di reperti organici proveniente direttamente dalle case, dalle strade, dalle mense degli antichi ercolanesi”.

“SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolanoterminerà il 30 settembre 2019.

In occasione del lancio e per favorire la più ampia partecipazione per la durata dell’orario invernale il biglietto di accesso, comprensivo della vista al Parco e alla mostra, resterà invariato al prezzo di € 11,00, con riduzioni e gratuità di legge.

Il Parco ha inoltre previsto particolari agevolazioni in orari e giornate dedicate solo alla Mostra: le prime si svolgeranno il 21, 22, 28, 29 dicembre quando si potrà accedere dalle 17.00 alle 20.00 con chiusura della biglietteria alle ore 19.00 al prezzo del biglietto ridotto di € 5,50.

 

fonte: ecampania.it

Palazzo Criscuolo trasformato in un museo.
L’esposizione aperta al pubblico fino al 31 marzo.

 

“A picco sul mare. Arredi di lusso al tempo di Poppea. Oplontis, il fascino e la bellezza. Esposizione di sculture e reperti delle ville romane”. Apre ufficialmente le porte l’11 marzo la mostra sui tesori del parco archeologico di Torre Annunziata, fino ad oggi in parte chiusi nei magazzini o in esposizione nei musei più importanti al mondo.

Tornano a casa e lo fanno collocandosi a Palazzo Criscuolo, la sede del sindaco che ha lasciato le sue stanze per far spazio alle statue di marmo, alle vetrine con gli ori, le anfore ed altri oggetti che furono sepolti dalla lava del Vesuvio e tornati alla luce pochi decenni fa.

L’esposizione è dedicata alla memoria del direttore degli scavi di Palmira, Khaled al Assad, ucciso dall’Isis il 19 agosto dello scorso anno. L’evento, promosso dal Comune e realizzato grazie alla Soprintendenza di Pompei e ai finanziamenti della regione Campania, mira ad evocare la quotidianità, quale era quella al 79 dopo cristo, quando il vulcano sorprese gli abitanti degli antichi insediamenti vesuviani.

I reperti raccontano della vita nella cittadina di Oplontis che gli antichi situavano tra Ercolano e Pompei. Quelli della villa sfarzosa attribuita a Poppea che, come nel titolo dell’evento, si è scoperto di recente che affacciava sul mare. Quelli della cosiddetta villa B che fungeva da grande magazzino e punto di scambio di merci tra le navi che approdavano nel porto vicino e la città di Pompei.

La visita è agevolata dal sito internet www.oroplontis.it, da una connessione wifi e da un qr code posto vicino ad ogni singola vetrina che, ripreso da un cellulare, visualizza la pagina che descrive l’oggetto che si sta osservando.

La mostra allestita nei locali di Palazzo Criscuolo (Corso Vittorio Emanuele III, 239 – Torre Annunziata) sarà aperta al pubblico tutti i giorni fino al 31 marzo dalle ore 9.30 alle 13.30 e dalle ore 15.30 alle ore 19.30.

Fonte: ecampania.it

 

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